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Giovanni Dolori - percorso narrativo

  • Immagine del redattore: Mirko Rizzi
    Mirko Rizzi
  • 15 set 2017
  • Tempo di lettura: 5 min

Aggiornamento: 15 ago

Bambini interpretano le azioni di Giovanni Dolori durante un percorso narrativo teatrale.
Bambini interpretano le azioni di Giovanni Dolori durante un percorso narrativo teatrale.

Un percorso narrativo è un’attività che consiste nel guidare i partecipanti attraverso una storia, verbale e non verbale, che ancora non conoscono.

I partecipanti devono agire nello spazio rimanendo concentrati sull’evoluzione della storia, che ai loro occhi può svilupparsi in modo imprevisto.

Non devono aggiungere avvenimenti o personaggi, perché uscirebbero dal percorso comune. Possono invece sperimentare liberamente il modo in cui interpretare ogni azione.

Si concentrano così sul come, anziché sul cosa.

Negli anni ho creato moltissimi percorsi originali utilizzando parole, gesti, musica, immagini, animazione di oggetti e altri linguaggi. A volte ho costruito percorsi specifici per cominciare a esplorare i personaggi durante la preparazione di uno spettacolo.

Giovanni Dolori è ormai un classico dei miei percorsi di base nella scuola dell’infanzia e primaria.

Lo propongo qui in una forma particolare: come sequenza di azioni.

Quando lo racconto ai bambini, uso voce, ritmo e gestualità per renderlo coinvolgente, senza esagerare: non devono smettere di agire per ascoltarmi.

Ogni conduttore dovrebbe raccontarlo a modo proprio. Per questo motivo indico soltanto le azioni che compongono il percorso, lasciando a ciascuno la libertà di trovare le parole e il modo di raccontarle.

INDICAZIONE SUL TONO E SULLA SICUREZZA

Il crescendo deve rimanere dichiaratamente grottesco e cartoonesco.

Tutte le azioni sono mimate: non si utilizzano davvero sveglie, alimenti, dentifricio, medicinali o altri oggetti. Nessuno deve urtare ostacoli, cadere realmente, prendere a calci, colpire o calpestare gli altri partecipanti.

L’esagerazione rende efficace il percorso. Il realismo lo renderebbe inutilmente pericoloso e angosciante.

PREMESSA

Giovanni Dolori è un bravo bambino, ma ha un grande problema: è molto distratto.

E sapete che cosa succede alle persone distratte? Si fanno male.

La storia comincia mentre Giovanni dorme nel proprio letto, aspettando che arrivi il momento di alzarsi per andare a scuola.

IL RISVEGLIO

  • Si gira nel letto, poi si gratta la testa, un ginocchio e il sedere.

  • Suona la prima sveglia: la prende, la getta contro il muro e torna a dormire.

  • Si gira nuovamente nel letto, poi si gratta il naso, un gomito e il sedere.

  • Suona la seconda sveglia, nascosta sotto il cuscino: la prende, la lancia dalla finestra e torna a dormire.

  • Si gira ancora nel letto, poi si gratta la pancia, un orecchio e il sedere.

  • Suona la terza sveglia, nascosta sotto il letto: la prende, la morde e la getta via. Rimane seduto sul letto.

  • Sbadiglia e si stiracchia.

  • Si alza in piedi, sbadiglia e si stiracchia nuovamente.

IN BAGNO

  • Trascinando i piedi, va in bagno. I partecipanti devono cambiare posizione nello spazio.

  • Apre l’acqua e si bagna le mani. L’acqua è bollente: la regola. Adesso è gelata: la regola nuovamente. Finalmente va bene.

  • Si lava la faccia, le orecchie, il collo, le ascelle, la pancia e le chiappe.

  • Chiude l’acqua e sente freddo.

  • Si asciuga la faccia, le orecchie, il collo, le ascelle, la pancia e le chiappe.

LA VESTIZIONE

  • Torna in camera da letto. I partecipanti devono ritornare nella posizione occupata in precedenza.

  • Indossa una maglietta pulita, i pantaloni e, soltanto dopo, le mutande.

  • Si accorge dell’errore: si toglie le mutande e i pantaloni, poi indossa prima le mutande e sopra i pantaloni.

  • Indossa una camicia con tantissimi bottoni.

  • Si mette le calze e una felpa con la cerniera.

LA COLAZIONE

  • Va in cucina. Deve scegliere una nuova posizione, diversa sia dalla camera sia dal bagno.

  • Si siede al tavolo, dove trova la sua solita colazione: una grande tazza di latte caldo con la cioccolata.

  • Prende una brioche e la taglia a metà. I bambini devono mimare un taglio orizzontale: mostrate loro il gesto corretto.

  • Spalma la Nutella, richiude la brioche, la puccia nel latte e la mangia.

  • Prende una seconda brioche e la taglia a metà.

  • Spalma la marmellata di fragole, richiude la brioche, la puccia nel latte e la mangia.

  • Prende una terza brioche e la taglia a metà.

  • La riempie di dentifricio perché pensa che, in questo modo, non dovrà lavarsi i denti. La richiude, la puccia nel latte e la mangia.

  • Prende una fetta biscottata, la spalma delicatamente di Nutella, la puccia nel latte e la mangia.

  • Prende un’altra fetta biscottata, la spalma delicatamente di marmellata di fragole, la puccia nel latte e la mangia.

  • Prende una terza fetta biscottata e la bagna con lo sciroppo per la tosse: tanto deve prenderlo comunque. La puccia nel latte e la mangia.

  • Afferra la tazza gigantesca e beve rumorosamente.

  • Si asciuga la bocca con il braccio e fa un rutto.

LA PARTENZA

  • Torna in camera e si mette le scarpe, la giacca, la sciarpa, il cappello e i guanti. Infine prende lo zaino.

  • Gli scappa la pipì. Si sveste velocemente, ripetendo al contrario gesti e oggetti della vestizione, e corre in bagno.

  • Fa la pipì e tira l’acqua.

  • Si lava rapidamente le mani: apre l’acqua, si scotta, la regola; adesso è gelata, la regola nuovamente; finalmente va bene.

  • Ritorna di corsa in camera e si riveste velocemente, perché ormai è in ritardo.

  • Saluta la mamma alla propria destra e il papà alla propria sinistra.

  • Accarezza il gatto.

  • Saluta il fratellino mimando un calcio da cartone animato.

  • Apre la porta ed esce di casa, perché va a scuola da solo.

VERSO LA SCUOLA

  • Cammina rispettando i semafori e attraversando sulle strisce pedonali.

  • Cominciano a fargli male i piedi. Controlla le scarpe e si accorge di averle messe invertite.

  • Si vergogna e decide di sistemarle una volta arrivato a scuola. Continua a camminare zoppicando leggermente.

  • Distratto dalle scarpe, non vede un palo e ci sbatte contro il naso.

  • Adesso è zoppicante e ha il naso dolorante. Gli occhi si riempiono di lacrime, non vede un muretto e ci sbatte contro un ginocchio.

Da questo momento gli infortuni e i dolori si sommano progressivamente. Giovanni deve continuare sempre a camminare, portandoli tutti con sé.

  • Ha sistemato male la sciarpa, prende freddo e starnutisce.

  • Gli viene mal di pancia per aver mangiato il dentifricio.

  • Gli viene mal di denti.

  • Gli viene mal d’orecchie.

  • Gli viene mal di schiena.

  • Gli si arrossano gli occhi.

  • Gli viene mal di testa.

  • Comincia a tossire.

  • Gli viene il torcicollo.

  • Si morde la lingua.

  • Gli viene male ai capelli.

  • Gli viene la febbre.

  • Sbatte un gomito.

  • Gli viene mal di gola.

  • Vomita.

  • Gli scappa nuovamente la pipì, ma non trova un bagno.

  • Scivola e si rompe un braccio.

  • Vuole comunque arrivare a scuola per chiedere aiuto: ormai manca poco. Scivola ancora e si rompe anche una gamba.

  • Si trascina sulle scale della scuola.

  • Suona la campanella e centinaia di compagni gli passano sopra, calpestandogli la schiena.

  • La bidella esce per controllare se sia rimasto qualcuno fuori. Non lo vede, inciampa e gli cade addosso, schiacciandolo.

  • Immobilità totale.

Giovanni è morto.

Se la storia finisse così, non sarebbe una bella storia.

E infatti…

LA FATONA

Passa di lì una Fatona.

La Fatona si intenerisce, perché capisce che Giovanni non è cattivo: è soltanto terribilmente distratto. Decide quindi di resuscitarlo, rimettendolo a posto un pezzetto alla volta.

A questo punto spiego ai bambini che possono muovere soltanto le parti del corpo che la Fatona ha già guarito.

Comincia così un risveglio muscolare che parte da un dito della mano e arriva progressivamente a coinvolgere tutto il corpo.

Alla fine, di solito, chiedo loro di provare ad alzarsi senza appoggiare le mani a terra, per valutarne la coordinazione.

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