Bang: esercizio teatrale sul controllo del corpo
- Mirko Rizzi

- 28 feb 2020
- Tempo di lettura: 3 min
Aggiornamento: 12 ago

Obiettivi: controllo del corpo e dell’emotività, consapevolezza del movimento, gestione teatrale della velocità.
Età: dai 6 anni agli adulti.
Spazio necessario: un salone o una palestra sufficientemente ampi da permettere al gruppo di correre e cadere senza ostacolarsi.
“Bang” è un esercizio che utilizzo dai sei anni fino all’età adulta. Attraverso una successione di varianti, i partecipanti imparano a scomporre un movimento molto rapido, comprenderlo e ricostruirlo consapevolmente.
Se ci trovassimo davanti alla scena di uno spettacolo o di un film, la caduta di una persona colpita dovrebbe comunicare allo spettatore qualcosa di preciso. Non può essere soltanto un generico gettarsi a terra.
Nessuno può basarsi sull’esperienza reale di quell’azione. Occorre quindi cercarla, darle un significato e trovare una forma fisica ed emotiva credibile.
Il rallentatore serve proprio a questo: concedere ai partecipanti il tempo necessario per capire che cosa accade al corpo e quale reazione vogliono rappresentare.
Prima di cominciare
Il conduttore deve verificare che lo spazio sia libero da ostacoli, che il pavimento sia adatto all’attività e che fra i partecipanti rimanga una distanza sufficiente.
Nella prima fase la caduta avviene a velocità naturale, ma questo non significa lasciarsi precipitare a terra senza controllo. Ogni partecipante deve gestire il proprio corpo in base alle proprie capacità motorie. Se il gruppo non è ancora pronto, è necessario preparare separatamente il movimento della caduta.
Bang 1 – Corsa e caduta a velocità naturale
I partecipanti si dispongono in riga. Il conduttore si colloca nel punto più lontano dello spazio.
Al primo segnale, tutti corrono verso di lui.
Quando il conduttore grida «Bang!», devono cadere a terra come se fossero stati improvvisamente colpiti.
Questa prima esecuzione avviene a velocità naturale. Serve come punto di partenza per osservare ciò che i partecipanti fanno istintivamente: come reagiscono, quale parte del corpo viene coinvolta per prima, in quale direzione cadono e che cosa riescono a comunicare.
Spesso il risultato è un movimento rapido ma generico. Per migliorarlo bisogna rallentarlo e analizzarlo.
Bang 2 – Corsa naturale e caduta al rallentatore
I partecipanti ripetono la corsa a velocità naturale. Al «Bang!» devono cominciare a cadere al rallentatore.
Passare direttamente da un movimento rapido a uno molto lento è difficile. Nella prima esecuzione può essere utile chiedere ai partecipanti di immobilizzarsi al segnale, recuperare pienamente l’equilibrio e soltanto dopo iniziare la caduta rallentata.
Se al momento del «Bang!» rimangono sbilanciati, per esempio con un solo piede appoggiato, non riusciranno a controllare realmente il movimento. La caduta diventerà una successione di scatti oppure accelererà involontariamente.
Dopo aver acquisito maggiore controllo, si può cercare di eliminare la pausa visibile e passare dalla corsa alla caduta rallentata con maggiore continuità.
Conviene ripetere questa fase due o tre volte, verificando che il movimento sia davvero lento, continuo e consapevole.
Bang 3 – Corsa al rallentatore e caduta naturale
Questa volta i partecipanti corrono verso il conduttore al rallentatore. Al «Bang!» cadono a velocità naturale.
Correre realmente al rallentatore è fisicamente impossibile: non si può riprodurre lentamente la fase di volo presente nella corsa. Quello che si costruisce è quindi una convenzione teatrale capace di suggerire la corsa attraverso movimenti lenti.
I partecipanti devono cercare falcate ampie, il busto proteso in avanti, una spinta evidente delle braccia e una tensione fisica coerente con lo sforzo. Non basta camminare lentamente fingendo di correre: bisogna rendere visibili l’energia e l’intenzione del movimento.
Il passaggio improvviso dal rallentatore alla caduta a velocità naturale permette di lavorare anche sul cambio netto di ritmo.
Bang 4 – Tutto al rallentatore
Sia la corsa sia la caduta vengono eseguite al rallentatore.
I partecipanti devono mantenere la continuità del movimento dall’inizio alla fine, evitando pause, accelerazioni involontarie e movimenti a scatti.
A questo punto possono cominciare a concentrarsi maggiormente sul significato della reazione. Essere colpiti può produrre sorpresa, paura, incredulità, resistenza o disorientamento.
L’emozione non deve essere affidata a una smorfia generica. Ogni partecipante deve scegliere che cosa stia accadendo al proprio personaggio e cercare una forma fisica coerente, che possa essere ricostruita consapevolmente.
Bang 5 – Scelta libera della velocità
Nell’ultima fase i partecipanti decidono autonomamente come gestire la velocità della corsa e della caduta.
Possono correre rapidamente e cadere lentamente, fare il contrario oppure rallentare entrambe le fasi. La scelta, però, non deve essere casuale: deve produrre un effetto preciso ed essere mantenuta con coerenza.
Normalmente, dopo avere attraversato tutte le fasi precedenti, l’espressività del movimento migliora in modo evidente.
La libertà finale non nasce dall’assenza di regole. Nasce dagli strumenti acquisiti durante l’esercizio e dalla capacità di scegliere consapevolmente come usarli.


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