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Sostegni: esercizio teatrale di equilibrio e fiducia

  • Immagine del redattore: Mirko Rizzi
    Mirko Rizzi
  • 24 ott 2017
  • Tempo di lettura: 3 min

Aggiornamento: 14 ago

Bambini si sostengono reciprocamente durante un esercizio teatrale di fiducia ed equilibrio.
Bambini si sostengono reciprocamente durante un esercizio teatrale di fiducia ed equilibrio.

OBIETTIVI

Equilibrio, fiducia, gestione del corpo.

Questo gioco, apparentemente, è puramente fisico. In realtà, dai tre tocchi in poi, quando comincia a complicarsi, offre l’occasione per ragionare su un equilibrio che non è soltanto ginnico: diventa un esempio concreto di che cosa significhi sostenere i compagni.

ETÀ

Dai 6 anni.

REGOLA DI SICUREZZA

Lo spazio deve essere libero da ostacoli e i movimenti devono essere controllati. Non si tira, non si spinge e non si scarica il proprio peso sugli altri. Ogni contatto deve essere leggero e non deve esercitare pressione sul collo o sulle articolazioni.

Il conduttore stabilisce fino a quale livello arrivare in base all’età, al numero e alle capacità motorie dei partecipanti.

REGOLE

I partecipanti camminano liberamente nello spazio. Al comando prestabilito, nel minor tempo possibile, devono:

  • toccare un compagno con un arto, una mano oppure un piede;

  • toccare due compagni diversi con due arti diversi: mano-mano, mano-piede oppure piede-piede;

  • toccare tre compagni diversi con tre arti diversi;

  • toccare quattro compagni diversi con i quattro arti;

  • toccare cinque compagni diversi utilizzando i quattro arti e la testa;

  • toccare sei compagni diversi aggiungendo un ginocchio.

Se il gruppo è abbastanza numeroso, aggiungendo anche l’altro ginocchio, i gomiti e infine il sedere si può arrivare a dieci tocchi. Dal quinto in poi, però, l’esercizio diventa davvero difficile.

NOTA BENE

Non si passa al livello successivo finché quello precedente non è stato eseguito bene da tutti.

Dal terzo livello in poi, per poter proseguire, bisogna correggere alcuni comportamenti ricorrenti:

  • bambini che fanno spaccate impossibili per raggiungere i compagni. È inutile rendere difficile una cosa facile: basta avvicinarsi, stare comodi e cercare una posizione più equilibrata;

  • bambini che si toccano soltanto all’interno di piccoli gruppi separati. In questo modo tutto diventa più complicato: è meglio avvicinarsi agli altri e costruire un gruppo più grande.

È utile ragionare insieme anche sull’ordine con cui utilizzare le diverse parti del corpo. Conviene toccare con i piedi i compagni più vicini, anche se inizialmente i partecipanti tenderanno a usare soprattutto le mani.

Le gambe sono più lunghe, ma devono anche mantenerci in piedi. Allungarle per raggiungere qualcuno mette in difficoltà il nostro equilibrio. È meglio sistemare prima i piedi in una posizione comoda e stabile e soltanto dopo allungare le mani.

Se qualcuno appoggia eccessivamente il proprio peso sugli altri, rischiando di far finire tutti a terra, interrompo l’esercizio e propongo questo ragionamento:

«In questo esercizio ci sono tre modi di toccare una persona. Due sono sbagliati e uno è corretto. Ve li mostro appoggiandomi al muro.

Il primo modo sbagliato è scaricare il nostro peso sui compagni. Perché dovremmo farlo? È come se dicessimo: “Io mi butto; tocca a voi tenermi in piedi”.

È un modo egoista di stare nel gruppo: non c’è alcun motivo per cui gli altri debbano sobbarcarsi il nostro peso.

Il secondo modo sbagliato è toccare senza offrire alcun sostegno. È un atteggiamento menefreghista, come se dicessimo: “Io non mi appoggio a te, tu non ti appoggi a me: ognuno pensi soltanto a sé”.

Il terzo modo, quello corretto, è toccare i nostri compagni mettendoci in una posizione di sostegno, pronti ad aiutarli se perdessero l’equilibrio.

È come dire: “So che sai stare in piedi, ma, se avessi bisogno di me, sono già pronto ad aiutarti”.»

Questa spiegazione è il cuore dell’esercizio e permette al gruppo di raggiungere più agevolmente i quattro e i cinque tocchi.

Per dimostrare concretamente che il principio funziona, quando tutti sono collegati da quattro o cinque tocchi li avverto e provo a scuotere leggermente il gruppo. Se si sostengono a vicenda, percepiscono quanto la struttura sia diventata salda e stabile.

Dal sesto tocco in poi l’esercizio diventa davvero difficile. Uno dei partecipanti può allora sdraiarsi a terra e facilitare il lavoro di tutti. Se però si sdraiano in troppi, l’aiuto svanisce.

Il gruppo deve capire che cosa gli serve per raggiungere l’obiettivo, andando oltre gli egoismi individuali. È in questo passaggio che il gioco smette di essere soltanto fisico e diventa un esercizio sul sostegno reciproco.

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