Quando l'intrattenimento infinito distrugge l'interiorità
- Mirko Rizzi

- 10 ago 2025
- Tempo di lettura: 3 min
Aggiornamento: 12 ago

C’è un fenomeno silenzioso ma dilagante che osservo sempre più spesso nelle nuove generazioni: la ricerca costante di qualcosa che le intrattenga. Un attimo di vuoto, un momento di pausa, non sono più vissuti come opportunità, ma come minacce da allontanare immediatamente. Ogni istante, ogni spazio mentale deve essere riempito da un video, da una notifica, da un’attività. In questa frenetica rincorsa, il tempo non è più una risorsa preziosa da coltivare, ma un vuoto da colmare con stimoli superficiali.
In questo vortice si perde qualcosa di fondamentale: la riflessione interiore, la capacità di stare con sé stessi, quella noia fertile che da sempre genera le idee più brillanti e la creatività più autentica. Si fugge dal pensiero e dalla riflessione, scambiando il silenzio per un difetto e il consumo passivo per una forma di felicità.
Il Paradiso (Perduto) della Noia
La noia, un tempo considerata il terreno fertile dell’immaginazione, è oggi vista come una patologia da curare con un clic. La mente, abituata a ricevere una gratificazione istantanea da ogni fonte esterna, disimpara a cercarla dentro di sé. Invece di guardarsi dentro, i ragazzi guardano fuori, nella speranza che l’ultimo contenuto li salvi dal confronto con la propria interiorità.
La loro preziosa energia e il loro tempo limitato vengono investiti in una collezione di banalità, lasciando inaridire il loro giardino interiore.
Ma esiste un luogo in cui questa fuga si arresta. Un luogo in cui la noia, la riflessione e il silenzio tornano a essere strumenti, non nemici. Questo luogo è il laboratorio teatrale.
Il Teatro: La Risposta del Silenzio e del Fare
Il laboratorio teatrale è l’esatto contrario dell’intrattenimento passivo. Non offre una storia da consumare, ma chiede di crearla. Non riempie il tempo, ma obbliga a confrontarsi con esso. Sul palcoscenico, la pausa non è un’assenza, ma un elemento drammatico carico di significato. Il silenzio non è vuoto, ma l’anticamera di un’emozione, di un’azione.
Come sosteneva Augusto Boal, il teatro non deve produrre spettatori passivi, ma “spett-attori”. Deve invitare all’azione e alla partecipazione attiva, rompendo la quarta parete che separa chi guarda da chi fa.
Il lavoro teatrale costringe a fermarsi, a respirare, a connettersi con il proprio corpo e con il proprio ritmo interiore. È un processo che porta a guardarsi dentro, a scoprire ciò che si ha da dire, anziché attendere passivamente che qualcuno ci dica cosa pensare.
Dall'Intrattenimento all'Espressione di Sé
Nel laboratorio teatrale, la noia cambia funzione. Chi partecipa si confronta con il vuoto dello spazio e del tempo e, anziché riempirlo con uno stimolo esterno, deve generare un’idea da sé. Questo processo non è soltanto un esercizio, ma un atto di autonomia creativa.
La soddisfazione che ne deriva ha una qualità diversa dalla gratificazione fugace di un video guardato per noia: è profonda e duratura, perché nasce da un’autentica espressione di sé.
A questo proposito, come ci ricorda il lavoro di Peter Brook, il teatro è l’arte di essere vivi nel momento presente, di rendere visibile l’invisibile. In questo spazio protetto e stimolante, il conduttore è una guida che insegna a valorizzare ciò che ciascuno porta dentro di sé e a farlo emergere.
Il teatro non si propone come un “intrattenimento migliore”, ma come una forza opposta, che educa alla vitalità, all’ascolto di sé e all’uso consapevole del proprio tempo e della propria mente. Insegna che la felicità non sta nell’essere intrattenuti, ma nel coraggio e nella bellezza di costruire il proprio mondo interiore, un mattone alla volta, in un’epoca che ci vorrebbe costantemente distratti.




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