top of page

Partire dalle emozioni: teoria del regalo

  • Immagine del redattore: Mirko Rizzi
    Mirko Rizzi
  • 25 nov 2019
  • Tempo di lettura: 3 min

Aggiornamento: 12 ago

Un regalo aperto diffonde emozioni verso il pubblico come metafora della creazione teatrale.
Un regalo aperto diffonde emozioni verso il pubblico come metafora della creazione teatrale.

Mi sono accorto che, quando chiedo ai miei allievi delle scuole secondarie di costruire un’improvvisazione o una scena partendo da zero, pensano subito alla storia, ai personaggi e al contesto. A volte pensano anche allo stile.

Quasi mai, però, partono dall’emozione che vogliono creare nel pubblico.

Non sto parlando dell’emozione che gli attori devono provare o mostrare. Sto parlando di ciò che vogliamo accada dentro chi guarda: divertimento, paura, tenerezza, stupore, malinconia, disagio o qualsiasi altra emozione necessaria alla scena.

Da sempre cerco di seguire un consiglio che mi ha dato Silvano Antonelli:

«Quando quello che stai facendo non ti è chiaro, domandati sempre quale emozione stai celebrando.»

Questa frase mi ha dato molto da pensare.

Nella vita le emozioni vengono normalmente percepite come conseguenze. Accade qualcosa e noi proviamo paura, gioia, rabbia o tristezza. È quindi comprensibile che ai ragazzi sembri innaturale partire dall’emozione prima ancora di avere inventato ciò che succederà.

Ma nel momento in cui costruiamo una scena il percorso si rovescia.

Noi non stiamo ricevendo l’esperienza: la stiamo preparando per qualcun altro. Conosciamo l’effetto che vogliamo cercare e dobbiamo costruire le condizioni teatrali capaci di produrlo.

Per spiegare questo passaggio utilizzo quella che chiamo teoria del regalo.

Ricevere un regalo

Pensate a quando ricevete un regalo, magari inaspettato.

Prima ancora di aprirlo possono nascere curiosità, stupore e attesa. Poi arriva il momento della scoperta e ciò che troviamo provoca una nuova reazione: gioia, delusione, commozione, sorpresa o perfino imbarazzo.

In questo caso noi siamo il pubblico.

Riceviamo qualcosa che qualcun altro ha preparato e attraversiamo le emozioni prodotte da quell’esperienza.

Preparare un regalo

Quando siamo noi a fare il regalo, invece, il procedimento è diverso.

Prima pensiamo alla persona che lo riceverà e alla reazione che speriamo di provocare. Vogliamo sorprenderla? Commuoverla? Divertirla? Farle capire che la conosciamo e che abbiamo pensato proprio a lei?

Soltanto dopo scegliamo il regalo, il modo di confezionarlo, il momento nel quale consegnarlo e le parole con cui accompagnarlo.

Nel lavoro teatrale accade la stessa cosa.

L’emozione che vogliamo produrre orienta la scelta della storia, dei personaggi, delle azioni, del ritmo, dello spazio e dello stile. Ogni elemento diventa parte della confezione attraverso la quale consegniamo il nostro regalo al pubblico.

L’emozione orienta, la logica organizza

Partire dall’emozione non significa rinunciare alla logica.

La logica serve a costruire una scena comprensibile, coerente e solida. L’emozione le assegna una direzione.

Se ci affidiamo soltanto alla prima soluzione logicamente plausibile, rischiamo di costruire scene corrette ma prevedibili. Quando invece sappiamo quale emozione vogliamo celebrare, possiamo verificare ogni scelta domandandoci se ci stia davvero conducendo verso quella destinazione.

Questo ci aiuta anche a evitare le soluzioni più ovvie.

Una scena che vuole commuovere non deve necessariamente essere triste dall’inizio alla fine. Potrebbe cominciare facendo ridere. Una scena costruita per inquietare potrebbe utilizzare una situazione apparentemente normale. Una scelta inattesa può risultare più efficace proprio perché non mostra subito la propria intenzione.

L’emozione non ci consegna automaticamente la soluzione. Ci obbliga a cercarla.

Un’intenzione, non una garanzia

Nessuno può garantire con assoluta certezza ciò che proverà ogni spettatore. Le persone sono diverse e portano a teatro esperienze, sensibilità e ricordi differenti.

Partire dall’emozione significa però assumersi la responsabilità di ciò che vogliamo offrire al pubblico. Significa non limitarsi a mettere in scena una storia, ma domandarsi perché valga la pena raccontarla e quale esperienza vogliamo costruire attraverso di essa.

Il pubblico a teatro non vuole soltanto ricevere informazioni. Vuole provare emozioni.

Per questo, prima di chiedervi che cosa debba accadere nella scena, provate a domandarvi:

Che cosa voglio che accada dentro chi guarda?

Il regalo comincia da lì.

E, come sa chiunque faccia teatro, ciò che alla fine deve sembrare assolutamente naturale è spesso il risultato di un lavoro che di naturale non ha proprio nulla.

Commenti

Valutazione 0 stelle su 5.
Non ci sono ancora valutazioni

Aggiungi una valutazione
bottom of page