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Il Cervello ed il Corpo: l'attenzione nella recitazione

  • Immagine del redattore: Mirko Rizzi
    Mirko Rizzi
  • 3 gen 2017
  • Tempo di lettura: 2 min

Aggiornamento: 15 ago

Un bambino apre una porta invisibile con un gesto intenzionale mentre il gruppo osserva durante un laboratorio teatrale.
Un bambino apre una porta invisibile con un gesto intenzionale mentre il gruppo osserva durante un laboratorio teatrale.

Cervello e corpo non sempre vanno d’accordo.

Quando impariamo un’azione, inizialmente dobbiamo dedicarle molta attenzione. Con la ripetizione, quell’azione diventa progressivamente automatica: è come se il cervello la “delegasse” al corpo, lasciandosi libero di affrontare ragionamenti più importanti, difficili o urgenti.

Chi riesce a ricordare la prima volta in cui ha attraversato da solo una strada trafficata?

Possiamo immaginare l’attenzione rivolta a tutto ciò che accadeva intorno, le raccomandazioni ricevute, il brivido della paura e magari lo sguardo fisso sul colore del semaforo.

Oggi attraversare può sembrarci tanto automatico da permetterci di conversare con qualcuno e osservare contemporaneamente le vetrine, i cartelloni pubblicitari o un’auto sportiva.

Qualcuno arriva persino a guardare il cellulare: non perché controlli perfettamente la situazione, ma perché crede di non doverle più prestare attenzione.

Non possiamo essere sempre concentrati al massimo su tutto. Probabilmente impazziremmo.

Il cervello “delega” al corpo moltissime attività che abbiamo ripetuto migliaia di volte e che ormai possiamo compiere utilizzando una parte molto piccola della nostra attenzione.

Il problema non è l’automatismo, che nella vita quotidiana è necessario. Il problema nasce quando smettiamo di seguire consapevolmente i singoli passaggi delle nostre azioni e cominciamo a darle per scontate.

Nella vita quotidiana, finché siamo capaci di richiamare l’attenzione quando serve, questa delega rappresenta una risorsa.

Quando recitiamo, invece, rischia di diventare un limite.

Un attore non può aprire una porta, sedersi o guardare qualcuno come se fossero gesti privi di importanza. Deve sostenere ogni azione con un pensiero di verità, cioè con una ragione concreta per compierla.

Per questo utilizzo diversi giochi che servono a scardinare il meccanismo della delega e del “dare per scontato”.

Quando recitiamo, il livello di attenzione, concentrazione e ascolto deve essere massimo.

Solo così un gesto smette di essere un movimento vuoto e diventa un’azione teatrale.

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