Dipingere una caverna

Aggiornamento: 9 set

Prima di iniziare un ciclo di attività sull’immobilità, spiego ai bambini che cos’è una statua e provo a ragionare con loro su una domanda ancora più importante: a che cosa serve?
Da questa domanda nasce una breve riflessione sull’arte e sulla bellezza.
Immaginate gli esseri umani preistorici.
Immaginate la fatica, la paura e le difficoltà delle loro esistenze. Sopravvivere richiedeva tempo, energia e attenzione.
Eppure alcuni di loro dipingevano le pareti delle caverne.
Non sappiamo con certezza che cosa significassero quelle immagini o per quale ragione venissero realizzate. Sappiamo però che per crearle occorrevano tempo, materiali, capacità e intenzione.
Sopravvivere non bastava.
L’essere umano non ha bisogno soltanto di ciò che gli permette di rimanere in vita. Ha bisogno anche della bellezza, di dare forma ai propri pensieri e alle proprie emozioni, di lasciare un segno della propria presenza.
Se non ci credete, provate a immaginare un mondo nel quale non vi manchi niente di ciò che consideriamo fondamentale, ma tutti indossino gli stessi vestiti, abitino nelle stesse case e mangino ogni giorno lo stesso cibo, magari una pillola.
E immaginate che tutto sia grigio.
La natura ci circonda di forme meravigliose. L’essere umano è capace di riconoscere quella bellezza, ricrearla, trasformarla e condividerla con gli altri. Può produrre qualcosa che prima non esisteva e lasciarlo anche a persone che non incontrerà mai.
È questo che cerco di spiegare ai bambini prima di lavorare sulle statue.
Quando chiedo loro di costruire una statua, non sto semplicemente chiedendo di rimanere immobili. Sto chiedendo di scegliere una forma, darle un significato, renderla leggibile e offrirla agli altri.
Anche quella è una piccola creazione di bellezza.
Ogni volta che avete un pensiero creativo, o ancora meglio quando create concretamente qualcosa, non lasciate che qualcuno vi convinca che state perdendo tempo e che le cose importanti sono altre.
Rendere il mondo più bello non è un lusso e non riguarda soltanto chi crea. Ciò che facciamo può diventare un dono per tutti.
L’arte vince perfino la morte degli artisti che l’hanno creata.




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