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Come scegliere una buona scuola o un buon conduttore di Laboratori Teatrali

  • Immagine del redattore: Mirko Rizzi
    Mirko Rizzi
  • 2 set 2019
  • Tempo di lettura: 6 min

Aggiornamento: 13 ago

Conduttore guida un piccolo gruppo durante una lezione di prova in un laboratorio teatrale.
Conduttore guida un piccolo gruppo durante una lezione di prova in un laboratorio teatrale.

Settembre è tradizionalmente il mese nel quale riprendono le scuole e molte attività extrascolastiche. È anche il momento in cui bambini, ragazzi e adulti scelgono un nuovo laboratorio teatrale.

L’offerta, soprattutto nelle città, può essere molto ampia. Metodi, obiettivi e contenuti possono essere profondamente diversi, esattamente come il teatro può essere declinato in moltissime forme.

Non esiste una scuola migliore in assoluto e non esistono due conduttori uguali. Ognuno porta con sé la propria formazione, la propria esperienza, il proprio stile e una precisa idea di teatro.

La domanda da porsi non è quindi soltanto: «È una buona scuola?».

Bisogna chiedersi: «È il percorso giusto per me o per mio figlio?».

Informarsi prima di scegliere

Prima di iscriversi è utile capire quale tipo di esperienza venga proposta.

Alcune domande fondamentali sono:

  • A chi si rivolge il laboratorio?

  • Qual è l’età dei partecipanti?

  • È richiesta un’esperienza precedente?

  • Quali sono gli obiettivi del percorso?

  • Si lavorerà soprattutto sul corpo, sulla voce, sull’improvvisazione, sul testo o sulla creazione collettiva?

  • Il laboratorio affronta un genere o un linguaggio teatrale particolare?

  • È previsto uno spettacolo finale?

  • Si partirà da un copione già scelto oppure lo spettacolo nascerà dal lavoro del gruppo?

  • Quanto è numeroso il gruppo?

  • Quale spazio viene utilizzato?

Non tutte queste caratteristiche sono positive o negative in sé. Devono però essere dichiarate con chiarezza, perché permettono di capire che cosa si stia scegliendo.

Per un principiante consiglierei un laboratorio di base non troppo specialistico, capace di far esplorare linguaggi differenti. Con il tempo, continuando a divertirsi e acquisendo nuovi strumenti, sarà più semplice scegliere tecniche, generi e modalità specifiche da approfondire.

La lezione di prova

Molti laboratori permettono di partecipare a una lezione di prova. Se è possibile, approfittatene.

Una sola lezione non permette di comprendere completamente un percorso. Nelle prime settimane il gruppo deve ancora formarsi, le regole comuni non sono consolidate e le persone possono sentirsi impacciate.

La prova può però fornire alcune indicazioni importanti.

Osservate se il conduttore:

  • spiega con chiarezza ciò che propone;

  • ascolta le risposte dei partecipanti;

  • si accorge delle difficoltà senza esporre o umiliare nessuno;

  • riesce a coinvolgere il gruppo senza trasformare la lezione in semplice intrattenimento;

  • propone regole comprensibili e coerenti;

  • adatta le attività alle persone presenti;

  • sa spiegare perché si stia facendo un determinato esercizio.

Non valutate la lezione in base alla difficoltà degli esercizi o all’impressione di avere assistito a qualcosa di spettacolare. Un’attività molto semplice può essere pedagogicamente efficace; una lezione sorprendente può non lasciare alcuno strumento ai partecipanti.

Il conduttore deve meritare fiducia

Il conduttore deve meritare la fiducia del gruppo.

Questo non significa che ogni proposta debba risultare immediatamente comoda o facile. Un laboratorio teatrale chiede di sperimentare, esporsi, affrontare abitudini e difficoltà. Può quindi produrre momenti di imbarazzo o incertezza.

Esiste però una differenza precisa tra essere messi alla prova ed essere forzati.

Un partecipante può essere incoraggiato a superare una resistenza, ma non deve essere umiliato, manipolato o obbligato a esporsi fisicamente ed emotivamente senza comprenderne la ragione.

Se durante il percorso viene meno la fiducia, parlatene con il conduttore. Il disagio può dipendere da molti fattori e chi guida il gruppo deve saperlo per poter comprendere e, se necessario, modificare qualcosa.

Essere responsabili verso il gruppo non significa rimanere a qualsiasi costo. Se il malessere continua e non viene ascoltato, cambiate laboratorio.

Nessun conduttore è il Teatro. Una singola esperienza negativa non deve diventare un giudizio definitivo su tutto il teatro.

Il curriculum conta, ma non basta

Il curriculum del conduttore è importante, ma non garantisce da solo la qualità di un laboratorio.

Per chi non conosce il settore può essere difficile valutare titoli, scuole, seminari e collaborazioni. Questo non significa che tali informazioni siano inutili. Significa che devono essere lette insieme alla proposta pedagogica e a ciò che accade concretamente durante gli incontri.

Un lungo elenco di corsi non dimostra automaticamente la capacità di condurre un gruppo. Allo stesso tempo, la mancanza di una formazione teatrale e di un’esperienza specifica non può essere compensata dalla semplice conoscenza di molti esercizi.

È utile chiedere:

  • Qual è stata la sua formazione teatrale?

  • Chi gli ha insegnato a condurre laboratori?

  • Da quanto tempo lavora con i gruppi?

  • Ha esperienza continuativa con la fascia d’età alla quale si rivolge il corso?

  • Svolge anche un’attività teatrale concreta?

  • Quale metodo utilizza e quali obiettivi assegna al percorso?

  • Come affronta le differenze presenti nel gruppo?

Conoscere molti giochi teatrali non basta. Il conduttore deve sapere perché proporli, quando utilizzarli, come modificarli e che cosa osservare nelle risposte dei partecipanti.

Quando il laboratorio è rivolto a bambini e ragazzi

Per gli adulti la scelta è più diretta: possono informarsi, partecipare a una prova e valutare personalmente ciò che accade.

Con bambini e ragazzi è necessaria un’attenzione ulteriore. Spesso si avvicinano al teatro senza sapere che cosa li aspetti, semplicemente perché non ne hanno ancora esperienza.

I genitori scelgono la scuola, ma sono i figli a vivere il laboratorio.

È quindi fondamentale che il conduttore possieda una preparazione specifica per lavorare con quella fascia d’età. Sapere di teatro non basta. Nemmeno saper lavorare bene con gli adulti garantisce automaticamente di essere capaci di condurre bambini o adolescenti.

Quel pubblico deve essere frequentato e conosciuto costantemente.

L’esperienza può essere maturata nelle scuole, nei laboratori, nei progetti educativi o nella produzione di spettacoli rivolti a quelle età. Ciò che conta è che non si tratti di un incontro occasionale, ma di un lavoro continuativo che permetta al conduttore di comprenderne linguaggi, tempi, bisogni e modalità di relazione.

Il teatro utilizza corpo, voce, emozioni, immaginazione e rapporti fra le persone. Non è l’unica attività a coinvolgere la sfera emotiva, ma nel laboratorio teatrale l’esposizione personale e la relazione con il gruppo diventano spesso elementi centrali.

La loro gestione richiede preparazione e attenzione.

Un conduttore competente non trasforma il laboratorio in una terapia, non interpreta arbitrariamente la personalità dei partecipanti e non pretende confidenze intime. Lavora attraverso il linguaggio teatrale e costruisce le condizioni perché ciascuno possa esprimersi senza essere invaso.

Età ed esperienza del gruppo

Soprattutto con i minori, sarebbe preferibile che le età dei partecipanti non fossero troppo distanti. Come criterio di base, trovo utile rispettare almeno i diversi cicli scolastici.

Un bambino di sei anni, un preadolescente e un ragazzo di sedici anni possiedono strumenti, bisogni e modalità relazionali differenti. Riunirli nello stesso gruppo richiede un progetto preciso e non può dipendere soltanto dalla necessità di raggiungere un numero sufficiente di iscritti.

L’esperienza teatrale precedente dei partecipanti ha invece un’importanza relativa. Un laboratorio ben costruito può far lavorare insieme persone con livelli diversi, purché il conduttore sappia proporre attività accessibili e stimolanti per tutti.

Lo spettacolo finale

La presenza di uno spettacolo finale non è necessariamente un pregio e la sua assenza non è un difetto.

È importante capire quale funzione abbia all’interno del percorso.

Se il copione, i personaggi, i movimenti e il risultato finale sono già stabiliti prima ancora di conoscere il gruppo, bisogna domandarsi quale spazio creativo rimarrà ai partecipanti.

Uno spettacolo formalmente perfetto può essere pedagogicamente povero se gli allievi si sono limitati a eseguire indicazioni. Al contrario, un risultato meno spettacolare può essere il segno di un percorso nel quale hanno realmente imparato a creare, scegliere e assumersi responsabilità.

Lo spettacolo dovrebbe essere una tappa del percorso, non la ragione per sacrificare tutto ciò che dovrebbe essere appreso durante il laboratorio.

Il criterio decisivo

Una buona scuola non è necessariamente quella con il nome più conosciuto, gli spazi più belli o lo spettacolo finale più impressionante.

Un buon laboratorio costruisce un gruppo nel quale ogni partecipante possa:

  • giocare seriamente al teatro;

  • acquisire strumenti;

  • sviluppare creatività e autonomia;

  • confrontarsi con gli altri;

  • esprimersi con, per e attraverso gli altri;

  • affrontare difficoltà senza essere umiliato;

  • comprendere ciò che sta facendo e perché;

  • divertirsi.

Il divertimento non coincide con il caos o con la risata continua. È il piacere di essere coinvolti, di scoprire qualcosa e di accorgersi che si stanno facendo cose che prima sembravano impossibili.

Provate, osservate e fate domande.

Il laboratorio giusto è quello che vi fa desiderare di tornare e continuare a cercare.


Per i corsi all'interno di scuole pubbliche e private potete scrivermi: rizzi@compagniateatralestilema.it

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