

La polvere, il ferro e l'acqua del fiume
Storie di giovani Partigiani
Tre giovani, tre scelte, un territorio attraversato dalla guerra. Dalle sponde dell’Adda alle fabbriche della Brianza, fino alle strade percorse dalle staffette, acqua, ferro e polvere diventano le voci di una memoria che riguarda ancora il nostro presente.
Non una commemorazione, ma un atto di riconoscimento: i ragazzi di allora avevano la stessa pelle, gli stessi dubbi e lo stesso desiderio di futuro dei ragazzi di oggi.
Il futuro non è un luogo dove andremo, ma qualcosa che costruiamo ogni volta che decidiamo di non dimenticare.
Informazioni
Pubblico: Scuole Secondarie di Primo e Secondo Grado
Pubblico adulto
Durata prevista: 60 minuti
Crediti
In scena: Alice Bestetti, Luca Colombo e Gloria Grilli
Testo e regia: Mirko Rizzi
Produzione: LAG teatro
Lo spettacolo
Tre giovani vite attraversano lo stesso territorio durante gli anni della Resistenza: Abbondio Martino, vent’anni, sulle rive dell’Adda; Maria Varisco, diciannove, deportata in Germania per lavorare nell’industria bellica; una giovane staffetta, figura teatrale ispirata alle vicende di Bambina Villa ed Elisa Sala, sulle strade della Brianza.
L’acqua, il ferro e la polvere non sono soltanto elementi del paesaggio: diventano la materia delle loro storie, il confine tra paura e scelta, fragilità e coraggio.
Tre attori, pochi oggetti simbolici e un paesaggio sonoro intrecciano monologhi e momenti corali, facendo incontrare sulla scena vite che la cronaca ha tenuto separate.
Perché questo spettacolo
Perché la Resistenza rischia di diventare una parola lontana, affidata alle date e alle commemorazioni. Eppure fu fatta anche da ragazzi poco più che ventenni, con paure, desideri e dubbi non diversi da quelli dei giovani di oggi.
Lo spettacolo non ricostruisce la storia come una lezione, ma la rende vicina attraverso tre vite e tre scelte. Mostra il momento in cui l’ingiustizia entra nella quotidianità e una decisione personale diventa responsabilità verso gli altri.
Raccontare quelle scelte oggi significa interrogare il presente: riconoscere quando il male diventa normale e domandarsi da che parte vogliamo stare.